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La Fondazione Meridies si propone di coniugare ricerca scientifica e ideazione di eventi culturali cercando di rimettere in questione pratiche discorsive ormai irrigidite.

 

La missione della Fondazione è lavorare a progetti articolati, in grado di disegnare un circolo virtuoso tra i saperi e le pratiche, tra la riflessione e l'immaginazione, facendo sì che lo spazio dell'una entri in una dialettica aperta con quello dell'altra. Come l'immaginazione e la rappresentazione di eventi non possono essere derubricati a mero entertainement, immune da un riscontro critico, così la ricerca non può chiudersi in uno specialismo che la confini in una sorta di limbo inattaccabile.

 

Sarà compito della Fondazione dimostrare come questa dichiarazione d'intenti non sia solo un'estrinseca premessa metodologica quanto la via e il contenuto stesso che ne segnerà lo specifico.


Meridies è certo un luogo preciso, un punto cardinale (il Sud), una direzione del cielo (Himmelsrichtung), come suggerisce la lingua tedesca. Ma è anche allegoria che la storia si occupa di risignificare. I viaggiatori, che venivano dal Nord o che semplicemente sognavano di partire, sapevano quanto il Sud rappresentasse ben altro che un semplice punto cardinale. Lo scrive meglio di altri un noto studioso tedesco, Dieter Richter: il Sud «è l'idea del ritorno nel grembo materno festeggiata nella poesia Im Süden (Nel Sud) di Friedrich Nietzsche; è la memoria collettiva del caldo solare popolato di ninfe, di satiri e del Grande Pan che nelle ore del mezzogiorno trionfa in sontuosa resurrezione; ed è l'emblema di una vita libera e innocua improntata alle antiche immagini dell’Aurea Aetas, delle Isole Felici e della Cuccagna». Meridies è dunque un giardino incantato, una sorta di paradiso terrestre, che può avere una funzione meramente nostalgica e regressiva, ma anche una critica e progressiva.

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Meridies è dunque il luogo in cui le culture si sono intrecciate e, in modo diverso, continuano a farlo costruendo una trama a volte difficilmente districabile, ma che costituisce quell'identità stratificata e complessa che è il Sud. E salvaguardare questa identità è tutt'altro che immaginare un arroccamento identitario intorno a tradizioni e costumi di un popolo a scapito di altri, perché non c’è popolo, come in questo caso, che sia declinabile al singolare essendo originariamente e costitutivamente plurale.

Di qui la complessità del rapporto con il globale, perché Meridies ne è sempre già stato abitato sebbene non nelle forme di un'omologazione o della violenta imposizione di una cultura su un'altra. Di qui, la categoria del viaggio, che nelle sue più diverse declinazioni storico-culturali, sarà uno dei punti di applicazione della Fondazione. La posizione geografica dell'Italia, il Mediterraneo, fanno sì che il tema dell'ospitalità, della cittadinanza e dei diritti di chi arriva sia decisivo. Se Meridies è stato un luogo dell'accoglienza oggi resta da verificare lo stato attuale di questa tesi e da studiare cosa si cela al di là dello stereotipo.

Il calore e l'immaginazione tipiche del Mezzogiorno e del suo popolo possono avanzare un paradigma antropologico che, contenendone le derive, faccia da contrappeso a una società in cui il lavoro mentale perde sempre più la sua dimensione corporea e la misura in cui può costituirsi l'umano.

Ed è per questo che Scala, paese più antico della Costa d'Amalfi, si presenta come sede e luogo di elezione per la Fondazione.

Si potrebbero prendere in prestito le parole di Rilke per descrivere la Costiera come quella striscia fertile tra “roccia e fiume” dove l'uomo può trovare la sua misura nella misura delle cose, stretto tra l'aspetto insondabile di una natura primordiale e quello addomesticato, solare su cui si costruisce la bellezza e lo splendore di una civiltà.

Scala, il paese più antico della Costa d'Amalfi, si presta quant'altri mai a mostrare il carattere ambivalente della natura e lo spazio sottile in cui l'uomo può prendere dimora.

Da una parte, Scala presenta quei terrazzamenti che declinano verso il mare con i limoneti, il mirto e l'alloro che restano impressi nel canto di Mignon di Goethe, come allegoria dell'Italia, simbolo di una natura amica, che come una madre riabbraccia l'uomo inconciliato. Dall'altra, è luogo abitato dalla storia e aperta quanto mai al suo sviluppo: da Scala partì Fra Gerardo Sasso fondatore dei Cavalieri dell’Ordine di Malta; a Scala ogni anno sono ospitati incontri internazionali nel contesto della rassegna “Scala incontra New York”.

E’ una immagine nota del Mezzogiorno, ma ne è una soltanto. Perché il Sud è stato ed è ancora il luogo da cui si parte per emigrare verso il Nord. E se dal Meridione dell'Italia si emigra verso Nord, c’è chi, dal Sud e dall'Est della nostra penisola arriva raccontando una storia del tutto altra da quella dei signori del Grand Tour.


Sono due estremi, che chiaramente legano o separano altre immagini del Sud, a partire da cui si può iniziare ad avvicinarsi al significato allegorico di Meridies.


Così, come in un palinsesto, l'identità di Meridies è formata da strati che si sono aggiunti nel tempo. E questo palinsesto non sta soltanto nella storia e nelle idee ma è leggibile, a volte chiaramente a volte in tralice, nelle architetture e nel territorio. Lo faceva notare Ernst Bloch: guida per la comprensione del Sud non poteva essere l'immagine del classicismo veicolata dal Rinascimento ché nel Mezzogiorno d'Italia si era passati «senza transizione al barocco spagnoleggiante, conservando il sottofondo arabo». «In esso, - proseguiva il filosofo tedesco - più forte dell'istanza classica, è rimasto lo splendore onirico dell’Arabia, l’arco bizantino a tutto sesto, la cupola bizantina (appuntita), e soprattutto ha operato di nascosto la trasgressione barocca, che tanto ripugna ai classicisti e che ha potuto recepire senza sforzo alcuno le forme dell’Oriente, da Instabul fino al Siam». E’ «partendo dall’Arabia, dalla corte normanna, si capiscono meglio i vicoli  intricati, la musica dei banditori, le torri di guardia, il minareto travestito da campanile, i duomi come tappeti policromi».

 

Guardare a Oriente per capire meglio il Meridione: in questo gioco di sguardi si mostra un gesto e s'indica un metodo per meglio comprendere una realtà quanto mai complessa.